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Pacific Standard Time: Arte a Los Angeles 1945-1980

4 ottobre, 2011 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Video

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Pacific Standard Time: Anthony Kiedis Celebrates Ed Ruscha

4 ottobre, 2011 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Senza categoria

No other artist today personifies the mood and attitude of Southern California like Anthony Kiedis. It’s a distinction he and The Red Hot Chili Peppers have earned for over two decades of music that’s shaped the contemporary sound of the West Coast. Like Ed Ruscha, Anthony Kiedis drew inspiration from Los Angeles and used words to speak of its sordid beauty. They may have expressed it in different art forms but the heart of their work has the same beat.

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Pacific Standard Time: sei mesi di arte a Los Angeles

4 ottobre, 2011 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Video

Pacific Standard Time is a collaboration of more than sixty cultural institutions across Southern California, coming together for six months beginning in October 2011 to tell the story of the birth of the Los Angeles art scene and how it became a major new force in the art world. Each institution will make its own contribution to this grand-scale story of artistic innovation and social change, told through a multitude of simultaneous exhibitions and programs. Exploring and celebrating the significance of the crucial post-World War II years through the tumultuous period of the 1960s and 70s, Pacific Standard Time encompasses developments from L.A. Pop to post-minimalism; from modernist architecture and design to multi-media installations; from the films of the African American L.A. Rebellion to the feminist activities of the Woman’s Building; from ceramics to Chicano performance art; and from Japanese American design to the pioneering work of artists’ collectives.
Initiated through $10 million in grants from the Getty Foundation, Pacific Standard Time involves cultural institutions of every size and character across Southern California, from Greater Los Angeles to San Diego and Santa Barbara to Palm Springs.

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James Ellroy: un’adolescenza ai margini del crimine

28 gennaio, 2010 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Interviste, Libri

Esce in Italia a gennaio 2010 l’ultimo romanzo di James Ellroy, Il sangue è randagio (Mondadori, traduzione di Giuseppe Costigliola, titolo originale: Blood’s a rover). Quella che segue è un’intervista a James Ellroy fatta qualche tempo fa a Los Angeles. La scheda del libro si trova in fondo al testo.

James Ellroy (da Wikipedia)

James Ellroy intascò per il suo primo romanzo, Brown’s Requiem, tremilacinquecento dollari. Steve Erickson, suo biografo, racconta che il neo-scrittore saldò le mensilità arretrate dell’affitto, si comprò una Chevrolet del ‘64 e portò la sua ragazza fuori città per il fine settimana. Finiti i soldi, le chiese in prestito cinque dollari per un paio di hamburger e se ne andò da Los Angeles per trasferirsi nei sobborghi di New York e diventare uno dei più affermati autori di letteratura poliziesca contemporanea.

Un’adolescenza ai margini del crimine, quella di Ellroy. Prima la tragedia della madre, assassinata quando James aveva dieci anni (i fantasmi di quel lutto sono stati trasportati in Black Dahlia, il romanzo che lo ha assurto agli onori della notorietà internazionale), poi una saltuaria attività di piccola delinquenza: dai furtarelli nelle case degli amici a più impegnative ruberie con scasso.

Ellroy, quale impatto ha avuto questa sua pratica criminale nella sua professione di scrittore? «C’e’ un tema ricorrente nei miei romanzi: il furto con scasso. Io non ne ho fatti molti. I miei misfatti erano di tipo dilettantesco. Ero un maldestro e finivo per rubare oggetti marginali di nessun valore. L’eccitante era trovarsi dentro la casa di qualcuno, di immaginarne le abitudini, i vizi. A volte lo facevo solo per il piacere di guardarmi intorno e non toccare niente. E’ per questo che i miei libri sono pieni di ladri voyeur. Mi piace rivivere il brivido dell’effrazione sulla pagina».

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Michael Crichton: «Com’è divertente uccidere le spie nemiche»

19 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Interviste, Libri, Storie

È da poco in libreria Pirate Latitudes, l’isola dei pirati, il romanzo postumo di Michael Crichton – l’autore di best seller come Congo, Andromeda, Jurassic Park – rinvenuto nel computer dello scrittore morto nel novembre del 2008. La storia, pubblicata in Italia da Garzanti, è ambientata nei Caraibi del secolo XVI e narra del complotto tra il governatore della Giamaica e un pirata, Hunter, per rapinare il tesoro di un galeone spagnolo.

L'isola dei pirati è il romanzo postumo di Michael Crichton pubblicato in Italia da Garzanti

Conoscevo Michael Crichton. L’avevo incontrato più di una volta all’epoca in cui abitavo a Los Angeles: stavamo neanche troppo distanti: lui a Santa Monica, io a Pacific Palisades. Quello che segue è la cronaca di un’intervista e il ritratto di uno dei più grandi scrittori contemporanei mancato troppo presto.

Innanzi tutto il nome. Si scrive Crichton, si pronuncia Craiton. Un’eccezione fonetica. Poi l’altezza. Io sono alto un metro e ottantotto, ma quando parlo con lui devo alzare la testa al cielo: saremo nell’ordine dei due metri e dieci buoni. Per fortuna ci mettiamo seduti e ci livelliamo ad un’altezza intermedia. Poi il modo di parlare: fai una domanda e ti risponde il silenzio, al silenzio ti subentra l’imbarazzo, ti schiarisci la gola e tenti con un’altra domanda, ma non fai in tempo a formularla che lui risponde a quella di prima; capito il ritmo ti adegui, ma le palpitazioni restano alte e ad ogni domanda ti chiedi: dio mio, risponderà o non risponderà? Poi c’è la sua passione per i computer che risale agli albori dell’elettronica. Alla fine dell’intervista, tanto per fare due chiacchiere, butto lì se aveva visto l’ultimo modello di un certo tipo di microportatile, dice: no, chi lo vende? Un certo importatore dalle parti di Beverly Hills, dico io. Andiamo, dice lui. Mi carica sulla sua Cadillac coupe dove le ginocchia gli arrivano in bocca. Sicuro che non vogliamo prendere la mia Jeep? si sta più comodi. Sicuro. Attraversiamo Los Angeles, da Santa Monica a Beverly Hills. Io prego solo che l’importatore abbia un esemplare di quel computer da fargli vedere: avevo letto la notizia su un giornale specializzato, ma non avevo approfondito. Arriviamo, lo riconoscono – difficile non riconoscerlo – per fortuna hanno un esemplare del palmare in questione, lui ci smanetta sopra un po’, poi, scuotendo la testa, dice: tastiera troppo piccola e esce. Io faccio dei sorrisi di convenienza ai commessi perplessi e lo seguo.

michaelcrichton

Michael Crichton è anche ER. Non solo, ovviamente. È anche Jurassic Park, Congo, Sol Levante, Andromeda, Sfera, è l’autore dei più grossi best-seller degli ultimi vent’anni. Nel 1994 qualcuno aveva calcolato che il contacopie delle sue vendite aveva, allora, superato quota cento milioni. Poi nessuno ha più tenuto il conto. Crichton è, comunque, uno scrittore anomalo ed eclettico, nel senso che a differenza dei suoi colleghi Turow, Clancy o Grisham, reclusi nell’orto della scrittura, non si dedica solo ed esclusivamente ai libri, ma fa altre  mille cose: dirige film, inventa soggetti cinematografici e televisivi, scrive dottissimi articoli di scienza del computer, sceneggiature per serie televisive, come ER, appunto, abbreviazione che sta per Emergency Room. Anche in Italia si è preferito tenere la dizione inglese perchè altrimenti avremmo dovuto chiamarla PS, Pronto Soccorso, e si sarebbe potuto equivocare con Pubblica Sicurezza o Post Scriptum.

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Il raid aereo di Los Angeles, 1942

24 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Storie, Video


Los Angeles Air Raid of 1942 from Boulos Studios on Vimeo.

La notte del 24 febbraio 1942, tre mesi dopo l’attacco giapponese alla base navale americana di Pearl Harbour sull’isola di O’ahu nell’arcipelago delle Hawaii, un oggetto volante non identificato solcava il cielo di Los Angeles: si trattava di un aereo giapponese in ricognizione, di un pallone aerostatico, o magari, come immaginato da molti, era un UFO? Molto probabilmente non sapremo mai la verità su questo mistero. Comunque sia, anche quest’anno (28 febbraio 2009) gli amici del museo di Fort MacArthur si sono riuniti per ricordare l’evento e ricreare l’atmosfera di quella famosa sera.

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Los Angeles, 1983-1984

5 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Frammenti

L’America ha per me il volto di Los Angeles. Los Angeles io l’ho incontrata un giorno di primavera: l’Europa alle spalle, con la sua cultura, le sue madeleine, i suoi marmi, i suoi incunaboli. Il primo balzo a New York, porta dell’impero annunciato da Manhattan e le sue luci, Manhattan e i suoi grattacieli, Manhattan e le sue strade, Manhattan e il Brooklyn Bridge, Manhattan e la Quinta Strada. Un trionfo di europeismo. Ma laggiu’, all’estremo ovest, c’e’ quel macrocosmo chiamato Los Angeles: tre fusi orari di distanza e qualche ora di volo. Sognando California. Los Angeles e’ al di la’ di una porta automatica a vetri. La porta dell’aeroporto, imbuto infernale che ti inghiotte per scaraventarti nel regno di Starsky e Hutch. Dietro quella porta c’e’ il paradiso che hai sognato. Dietro quella porta c’e’ l’inferno con cui si sono cullati i tuoi incubi. Continua a leggere »

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