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Joe Kennedy: l’immagine è realtà

8 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Biografia, Libri

A scoprire l’importanza dell’immagine e la forza politica dei mezzi di comunicazione di massa fu per primo Joseph P. Kennedy, il padre del presidente degli Stati Uniti assassinato a Dallas. Una recente biografia (Joseph P. Kennedy presents. His Hollywood years, editore Knopf) ne rivela il carattere visionario e astuto. Un uomo per cui niente contava nella vita se non il proprio tornaconto.

Prima di Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch c’era Joseph Patrick Kennedy. Ad affermare per primo che «l’immagine è realtà» non è stato, come si potrebbe credere, il patron di Mediaset e dintorni o il mega magnate australiano di News Corporation, bensì proprio quel Joseph, capostipite della dinastia Kennedy, padre di un presidente degli Stati Uniti (John, ucciso a Dallas, Texas), di due senatori (Robert e Edward) e nonno di una mancata senatrice (Caroline, la figlia di John, che ha rinunciato a ereditare il feudo nuovaiorchese che era stato di suo zio Robert e recentemente lasciato libero da Hillary Clinton salita a più alti incarichi governativi).

Joseph Kennedy

L’interesse di Joseph (“Joe”) Kennedy per la nascente industria cinematografica risale al 1919, al tempo in cui, per conto della banca per cui lavorava, aveva scoperto che quel business poteva trasformarsi, con un’oculata gestione, in una miniera d’oro. La televisione non era stata ancora inventata e la Hollywood dei film muti muoveva i suoi primi incerti passi in un panorama sociale appannaggio di emigrati ebrei tedeschi della diaspora: Carl Laemmle, Louis B. Mayer, Marcus Loew, Adolph Zuckor.

Joe Kennedy piantò tutto e si buttò anima e corpo nell’avventura che la maggior parte dei suoi colleghi banchieri guardava dall’alto in basso senza prenderla sul serio: troppa improvvisazione, troppa mancanza di regole. Ma era proprio questo vuoto normativo che affascinava Kennedy. Certo era che prima di allora nessuno era mai sbarcato a Hollywood proveniente nientemeno che da Wall Street. La sorpresa di tutti fu riassunta dall’uscita di Marcus Loew, futuro magnate della MGM: «Un banchiere? E dire che pensavo che questo mestiere fosse roba da pellai».

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Ciò che resta di tre padri (per non parlare di una madre)

7 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Libri, Storie

Questa è la storia di un tempo che non c’è più. Un tempo di rarefatta eleganza, potere, diplomazia. Ciò che resta di quell’epoca affollata di ambasciatori, duchi, capi di stato, principi, presidenti, circoli universitari di elite e bauli Louis Vuitton, sono i ricordi di un bambino che raggiunti i 47 anni scopre di avere avuto tre padri.

Bill Patten jr., oggi agente immobiliare, ex editore e ministro di culto con tanto di master universitario in “divinity”, lo apprende in una piccola sala riunioni del St. Mary’s Hospital, un centro di riabilitazione, sperduto nei boschi del Minnesota, specializzato nell’ospitare pazienti con problemi di alcolismo.

My three fathers

No, i problemi non erano suoi, ma della madre, Susan Mary Jay, sposata in prime nozze con William Patten Sr., un diplomatico americano inviato a Parigi subito dopo la guerra, morto nel 1960. Lei, a sua volta figlia di un diplomatico, era nata a Roma, cresciuta in sud America e Europa, diretta discendente di John Jay, uno dei Padri Fondatori della nazione americana, primo giudice della Corte costituzionale (fu nominato direttamente da George Washington), poi governatore di New York – fu lui a far passare la legge che vietava il commercio degli schiavi nei confini dello Stato.

Una “gran dama di società” (così l’avrebbe definita il Washington Post) con un pedigree di quella portata non poteva che avere una vita socialmente avventurosa nei salotti che contano di mezzo mondo. Senza considerare il fatto che il suo, di salotto, era uno dei più ricercati – se non “il più ricercato” della capitale – soprattutto dopo il suo secondo matrimonio, nel 1961, con il giornalista e influente commentatore politico Joseph Alsop, amico intimo di John F. Kennedy, cugino di secondo grado del presidente Roosevelt, nonché membro dell’esclusivissimo ed epicureo Porcellian Club che dal 1791 centellina i suoi membri fra gli alunni più brillanti dell’Università di Harvard e che, come vedremo, avrà molta importanza nella sua vita. Continua a leggere »

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JFK: il caso è (davvero) chiuso?

17 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Interviste, Libri, Video

E se Lee Harvey Oswald fosse veramente l’attentatore solitario di John Fitzgerald Kennedy, il 35esimo presidente degli Stati Uniti assassinato a Dallas, Texas, il 22 novembre 1963? E se quarantotto ore dopo Jack Ruby avesse veramente ucciso Oswald in un momento di follia vendicativa? Insomma, e se avesse ragione il tanto deprecato rapporto Warren e dietro gli angoli bui del mistero del secolo non ci fosse alcun complotto?
Questa la tesi “rivoluzionaria” sostenuta da Gerald Posner, ex avvocato passato al giornalismo investigativo, in “Case Closed”, Il caso è chiuso, un volume di 608 pagine edito da Random House. Continua a leggere »

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La scomparsa della sabbia

14 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Storie

Santa Monica, il molo

La casa delle scorribande sessuali dei Kennedy, Bob e John, non c’è più. Stava giù sulla spiaggia di Santa Monica, vicino al molo. Apparteneva a Peter Lawford, l’attore inglese che aveva sposato Jean, sorella del futuro presidente e che proprio perché attore e inglese era cordialmente detestato dal vecchio patriarca, Joe Kennedy.
Non c’è neanche più la casa accanto di Harold Lloyd, affittata, all’epoca, allo scrittore Dominick Dunne che si ricorda benissimo delle feste a cui il suo vicino Lawford lo invitava (ne ha scritto anche in un libro di memorie “The Way We Lived Then”, Crown editore). Era tutto un via vai di Frank Sinatra, di Sammi Davis Jr., di Dean Martin, di Marilyn Monroe. Continua a leggere »

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L’uomo che pettinò Marilyn Monroe

14 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Interviste

Kareen Boursier è una rossa fiammeggiante, francese e famosa parrucchiera di divi hollywoodiani. Kareen, Carotte per gli amici, era l’unica, fino ad allora, autorizzata a sforbiciarmi i capelli. Il problema era che quella settimana Kareen non era a Los Angeles, io partivo per l’Europa e mia mamma, nonostante io abbia ormai la mia età, avrebbe finito col lamentarsi dei miei capelli lunghi. Meglio tagliare il problema alla radice.
Chiedo aiuto a Françoise Kirkland, moglie di Douglas, il fotografo famoso, fra l’altro, per aver ritratto Marilyn Monroe a letto, in un tenero abbraccio di lenzuola. Dice: “Vai da Mickey”. Io mi fido e vado da Mickey Song, altro famoso parrucchiere hollywoodiano che lavora sui set dei film o nel soggiorno di casa sua a Beverly Hills.
Di solito quando mi tagliano i capelli mi assopisco, ma quel giorno non fu possibile. La stanza da lavoro di Mickey era un mausoleo al mito di Marilyn Monroe: bambole, foto, poster, piatti, posaceneri. Di tutto: non so più dove guardare. “Mai incontrata Marilyn?”, chiedo, così, tanto per ammazzare il tempo, mentre, zac-zac, i capelli se ne vanno. “Sì”, risponde lui, laconico. “Quando? Come?”. Zac-zac, ancora capelli che cadono. “La famosa sera che, al Madison Square Garden di New York, Marilyn cantò Happy Birthday Mr. President, in occasione del compleanno di John Kennedy”. Zac-zac, continua a tagliare imperterrito. “Scusa Mickey, ma tu cosa ci facevi lì?”. Zac-zac. “Ero il parrucchiere del Presidente”. Zac-zac. “Fatto”. “Il parrucchiere del Presidente? Mickey, perchè non ci sediamo di là e mi racconti tutto dall’inizio?”. “Okay”. Continua a leggere »

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Pregate che settembre arrivi presto

9 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Biografia, Frammenti, Storie

Martha's Vineyard

Il sabato, dalla scogliera potevi vedere Ray dipingere, ricorda  Ralph Gaines, capitano della Santa Maria, una goletta tre alberi adibita al trasporto dei villeggianti, ancorata nel porticciolo di Edgartown, la città capoluogo di Martha’s Vineyard, isola-gioiello della costa dell’est degli Stati Uniti, a sud della celebrata penisola di Cape Cod, spiaggia prediletta della Boston che conta.  Ralph si chiedeva sempre se un giorno o l’altro sarebbe finito anche lui in uno dei prestigiosi acquarelli di Ray Ellis, proprio come Bartolomeo, il nipote e compagno di giochi di Ralph che lo zio, famoso pittore e illustre residente dell’isola, aveva ritratto mentre pescava.
Durante le vacanze estive, loro, i ragazzi, andavano alla scogliera portandosi dietro scatole di giornaletti, quelli che Ralph aveva metodicamente messo da parte durante i mesi di scuola: “La mamma non voleva che noi bambini ci distraessimo dalle incombenze scolastiche con le avventure dell’Uomo Mascherato e Superman”.
Bartolomeo era stato battezzato in ricordo di Bartolomeo Gosnold, l’esploratore inglese che aveva scoperto, nel maggio del 1602, l’isola di Martha’s Vineyard. La leggenda dice che il nome Martha sarebbe che quello di  Martha Judde Golding, suocera e munifica finanziatrice della spedizione di Gosnold, probabilmente l’unica suocera al mondo ad avere ricevuto un onore simile. Continua a leggere »

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Fidel, te quiero mucho

4 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Biografia, Libri, Storie

Marita Lorenz con Fidel Castro

«Mio nome è dottor Castro Fidel. Io sono Cuba. Posso visitare sua grande nave?». Era il 27 febbraio 1959. La motonave  M.S. Berlin, registro navale tedesco, era all’ancora nel porto dell’Avana dove, qualche settimana prima – l’8 gennaio – Fidel Castro, rovesciato il regime di Fulgencio Batista, si era autoincoronato signore assoluto di Cuba e si era istallato al 24esimo piano dell’Havana Hilton Hotel, suite 2406-8, dal cui balcone, quella mattina, aveva visto la M.S. Berlin entrare in porto. Messi da parte gli assilli rivoluzionari aveva organizzato una spedizione per andare a curiosare fra i capitalisti in vacanza. A fare gli onori di casa per l’inaspettata visita era la diciannovenne Marita Lorenz, figlia del comandante Heinrich F. Lorenz, in quel particolare momento impegnato nell’indisturbabile pisolino pomeridiano. Continua a leggere »

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