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	<title>Au Lapin Agile &#187; Ellroy</title>
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	<description>Storie, frammenti, cronache, appunti</description>
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		<title>James Ellroy: un&#8217;adolescenza ai margini del crimine</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 13:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esce in Italia a gennaio 2010 l’ultimo romanzo di James Ellroy, Il sangue è randagio (Mondadori, traduzione di Giuseppe Costigliola, titolo originale: Blood’s a rover). Quella che segue è un’intervista a James Ellroy fatta qualche tempo fa a Los Angeles. La scheda del libro si trova in fondo al testo.


James Ellroy intascò per il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Esce in Italia a gennaio 2010 l’ultimo romanzo di James Ellroy, </em><strong>Il sangue è randagio</strong><em> (Mondadori, traduzione di Giuseppe Costigliola, titolo originale: </em>Blood’s a rover<em>). Quella che segue è un’intervista a James Ellroy fatta qualche tempo fa a Los Angeles. La scheda del libro si trova in fondo al testo.</em></p>
<p><em><img class="aligncenter size-medium wp-image-774" title="James Ellroy (da Wikipedia)" src="http://www.claudiocastellacci.com/wp-content/personaluploads/2010/01/475px-JamesEllroy-237x300.jpg" alt="James Ellroy (da Wikipedia)" width="237" height="300" /><br />
</em></p>
<p><strong>James Ellroy intascò per il suo primo romanzo, <em>Brown&#8217;s Requiem</em>, tremilacinquecento dollari. </strong>Steve Erickson, suo biografo, racconta che il neo-scrittore saldò le mensilità arretrate dell&#8217;affitto, si comprò una Chevrolet del &#8216;64 e portò la sua ragazza fuori città per il fine settimana. Finiti i soldi, le chiese in prestito cinque dollari per un paio di hamburger e se ne andò da Los Angeles per trasferirsi nei sobborghi di New York e diventare uno dei più affermati autori di letteratura poliziesca contemporanea.</p>
<p>Un&#8217;adolescenza ai margini del crimine, quella di Ellroy. Prima la tragedia della madre, assassinata quando James aveva dieci anni (i fantasmi di quel lutto sono stati trasportati in <em>Black Dahlia</em>, il romanzo che lo ha assurto agli onori della notorietà internazionale), poi una saltuaria attività di piccola delinquenza: dai furtarelli nelle case degli amici a più impegnative ruberie con scasso.</p>
<p><em>Ellroy, quale impatto ha avuto questa sua pratica criminale nella sua professione di scrittore?</em> «C&#8217;e&#8217; un tema ricorrente nei miei romanzi: il furto con scasso. Io non ne ho fatti molti. I miei misfatti erano di tipo dilettantesco. Ero un maldestro e finivo per rubare oggetti marginali di nessun valore. L&#8217;eccitante era trovarsi dentro la casa di qualcuno, di immaginarne le abitudini, i vizi. A volte lo facevo solo per il piacere di guardarmi intorno e non toccare niente. E&#8217; per questo che i miei libri sono pieni di ladri voyeur. Mi piace rivivere il brivido dell&#8217;effrazione sulla pagina».</p>
<p><span id="more-772"></span><em>Che tipo di accoglienza hanno avuto i suoi primi romanzi negli Stati Uniti?</em> «A quel tempo non ero conosciuto. Alcuni critici erano infastiditi dalla violenza e dal sesso, ma in generale non e&#8217; andata male. <em>Brown&#8217;s Requiem</em> e <em>Clandestine</em> entrarono in finale per premi letterari di categoria. Il terzo libro, <em>Blood on the Moon</em>, e&#8217; diventato invece un film: <em>Cop</em>, con James Woods, nella parte del detective Lloyd Hopkins, il personaggio che e&#8217; poi ripreso in <em>Because the Night. </em>Lloyd, badi bene, non e&#8217; un eroe di tipo tradizionale, e&#8217; solo un poliziotto che tenta di controllare il caos della propria vita mettendo ordine nel caos della vita degli altri».</p>
<p><em>Perche&#8217; dopo quell&#8217;avventura ha deciso di abbandonare Lloyd Hopkins? </em>«Volevo scrivere opere di più ampio respiro letterario, con radici storiche. Per anni ero stato ossessionato dalla vicenda della Black Dahlia &#8211; la donna uccisa, l&#8217;assassino mai scoperto &#8211; il cui collegamento con la morte di mia madre era evidente, e quello e&#8217; diventato il mio libro successivo. Hopkins, in fondo, mi aveva annoiato».</p>
<p><em>Quali altri suoi romanzi sono stati portati sullo schermo? </em>«Molti di loro sono opzionati come progetti, ma non so a che stadio siano. E neanche mi interessa. Come non mi interessa scrivere sceneggiature. Con Hollywood non ho niente da spartire».</p>
<p><em>Quali sono le sue abitudine di scrittura? </em>«Sveglia alle otto. Lavoro fino all&#8217;una e mezzo. Palestra. Ancora due ore di lavoro nel tardo pomeriggio. Vita di famiglia, poi di nuovo lavoro dalle otto e mezzo alle undici di sera. Non so battere a macchina, scrivo a mano su blocchi di carta comune con una biro da due soldi, inchiostro nero. Le correzioni le faccio in rosso».</p>
<p><em>Tutti i suoi romanzi sono ambientati a Los Angeles. Come quelli della maggior parte degli autori di polizieschi. Perché quest&#8217;ossessione comune? </em>«Colpa di Raymond Chandler. Lui ha dato il via alla moda. Io, poi, vengo da Los Angeles, ci ho vissuto 33 anni. Anche se la città che descrivo io è antitetica a quella di Chandler. C&#8217;era una bellezza intrinseca nella sua Los Angeles che non si ritrova assolutamente nei miei romanzi».</p>
<p><em>Le sue storie sono attraversate dal terrore. Qual é la  differenza, ad esempio, con Stephen King? </em>«Io non credo nel soprannaturale, di nessun tipo»</p>
<p><em>Lei ha detto, una volta, di scrivere per fare colpo sulla gente. E&#8217; ancora così? </em>«Assolutamente. Adoro il successo. Adoro fare colpo sulla gente. Scrivo, poi, perche&#8217; ho storie da raccontare che bruciano dentro di me. Diventerei pazzo se non potessi metterle su carta».</p>
<p><em>Quando si è reso conto di essere un vero scrittore?</em> «Dal primo momento. Anche se il mio <em>Brown&#8217;s Requiem</em> non fu un successo, sapevo che lo sarebbe stato il successivo e poi quello dopo, e poi quello dopo ancora».</p>
<p><em>Qual è stata la peggiore recensione che ha mai avuto?</em> «Per <em>The Big Nowhere,</em> una critica del <em>New York Times</em> &#8211; una femminista, lesbica, radicale &#8211; ha scritto che ero fascista, razzista, antisemita. Che il signore l&#8217;abbia in gloria».</p>
<p><span style="color: #ff0000;">NOTA: A proposito di Ellroy date un occhiata anche a questo link: <a href="http://www.claudiocastellacci.com/libri/il-vicolo-cieco-dei-viagliacchi/" target="_blank">Il vicolo cieco dei vigliacchi</a></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-775" title="copertina originale del libro &quot;Il sangue è randagio&quot;" src="http://www.claudiocastellacci.com/wp-content/personaluploads/2010/01/bloodsarovedijamesellroy.jpg" alt="copertina originale del libro &quot;Il sangue è randagio&quot;" width="198" height="300" /></p>
<p><span style="color: #808080;"><strong>Scheda del libro Il sangue è randagio (fonte: ufficio stampa Mondadori)</strong></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em>Estate del &#8216;68. Dopo gli omicidi di Martin Luther King e Robert Kennedy, gli Stati Uniti sembrano sul punto di esplodere. Disordini, speculazioni politiche e teorie del complotto scuotono dalle fondamenta la stabilità sociale. Una squadra di sabotatori si prepara a creare disordini durante la convention del partito democratico a Chicago. Le organizzazioni di militanti afroamericani sono sul piede di guerra nel southside di Los Angeles. J. Edgar Hoover, capo dell&#8217;FBI, prepara drastiche contromisure. E il destino ha piazzato tre uomini in un punto nevralgico della Storia.<br />
Dwight Holly, laureato a Yale, è l&#8217;uomo di fiducia di Hoover, incaricato di fomentare contrasti fra i gruppi del potere nero e ossessionato dalla figura di una comunista ebrea di nome Joan Rosen Klein. Wayne Tedrow, ex poliziotto e trafficante occasionale di droghe, lavora per il miliardario Howard Hawks alla costruzione di una rete di case da gioco nella Repubblica Dominicana. Il giovane Don Crutchfield, guardone e investigatore privato di mezza tacca, coinvolto in cose più grandi di lui.<br />
È un destino crudele e inesorabile a intrecciare le loro vite, trascinate in un vortice troppo violento per poter resistere. Con al centro un unico fulcro attorno a cui tutto ruota: Joan Rosen Klein, la Dea Rossa, autentica </em><em>femme fatale.<br />
Ellroy attraversa un quadriennio infuocato della storia americana mescolando la crudezza di eventi realmente accaduti alle vicende di personaggi le cui esistenze minime sono la sintesi di un&#8217;epoca di corruzione e malaffare. In una progressione da tragedia greca, nessuno scampa a questa dimensione catastrofica: non i militanti radicali, tossici e corrotti, non le loro controparti inviate dal potere, un branco di assassini pervertiti e psicotici accecati dal delirio di onnipotenza.<br />
Terza tappa di un viaggio cominciato con </em>American Tabloid<em> e proseguito con </em>Sei pezzi da mille, Il sangue è randagio<em> è un noir di rara profondità, spaventoso e magnetico, l&#8217;aspro ritratto di un mondo che ha perduto le linee di confine tra bene e male, giusto e ingiusto, dove nessuno può reclamare redenzione né tantomeno resurrezione.</em></span></p>
<p><span style="color: #808080;"><em>I libri di James Ellroy sono disponibili <a href="http://www.ibs.it/ser/serfat.asp?site=libri&amp;xy=james+ellroy" target="_blank">qui.</a><br />
</em></span></p>
<p><em><img class="aligncenter size-medium wp-image-776" title="Coperina di &quot;Il sangue è randagio&quot;, edizione italiana, Editore Mondadori" src="http://www.claudiocastellacci.com/wp-content/personaluploads/2010/01/Cover_GRA-194x300.jpg" alt="Coperina di &quot;Il sangue è randagio&quot;, edizione italiana, Editore Mondadori" width="194" height="300" /><br />
</em></p>
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		<title>Il vicolo cieco dei vigliacchi</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 11:14:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
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James Ellroy è uno scrittore duro. Abrasivo. Scostante. A James Ellroy, bambino, hanno strangolato la madre e lui non perde occasione per raccontare storie di donne squartate nel corpo e nell’anima. James Ellroy è l’erede post-moderno della hard-boiled school. Suoi maestri lontani sono Dashiell Hammett e Raymond Chandler. “Il mio mondo, dice Ellroy, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-117 aligncenter" title="James Ellroy" src="http://www.claudiocastellacci.com/wp-content/personaluploads/2009/03/james_ellroy_01_500x-199x300.jpg" alt="James Ellroy" width="199" height="300" /></p>
<p><strong>James Ellroy è uno scrittore duro. Abrasivo. Scostante. </strong>A James Ellroy, bambino, hanno strangolato la madre e lui non perde occasione per raccontare storie di donne squartate nel corpo e nell’anima. James Ellroy è l’erede post-moderno della hard-boiled school. Suoi maestri lontani sono Dashiell Hammett e Raymond Chandler. “Il mio mondo, dice Ellroy, è quello di Hammett. Hammett scriveva dell’uomo che aveva paura di essere, mentre Chandler scriveva dell’uomo che avrebbe voluto essere”. Anche se, poi, come Chandler, il mondo di Ellroy gravita tutto intorno a Los Angeles dove ha vissuto 33 anni. “La città che descrivo io è, però, opposta a quella di Chandler. C’era una bellezza intrinseca nella sua Los Angeles che non si ritrova assolutamente nei miei romanzi”.<br />
“A Los Angeles arrivi spregiudicato, riparti pregiudicato”, è la battuta preferita di Ellroy che riprende anche in uno dei saggi che fanno parte di “Corpi da reato”, un libro (Bompiani) che sembra messo insieme da uno che si è fatto di Lsd. Roba che se non arrivasse dall’America, col cavolo, che in Italia qualcuno lo avrebbe pubblicato. Il fatto è che i pezzi che compongono il volume sono articoli giornalistici scritti per il mensile GQ fra il 1994 e il 1998, frutto della collaborazione sincronica con Art Cooper direttore del prestigioso periodico americano. Anche se il termine “articoli giornalistici” non rende l’idea di cosa si tratti esattamente. <span id="more-115"></span><strong>Infamie inedite, le chiama Ellroy</strong>. Del tipo: “Howard Hughes sballa per una squillo detta Dusky Deelite. Rin Tin Tin si è scopato allo spasimo Lassie in un recente raduno di ragazzini. Mickey Cohen fatica a finanziare quella cagna in calore di Candy Barr. Candy partecipa a pellicole porno e manovra montagne di marijuana. Mickey è in penuria e postula prestiti persino ai suoi scherani, Stompanato ha piantato Mickey. Lana Turner è in lacrime e lutto per l’ex, Lex Barker. Ma ecco che Stompanato si stampa estemporaneamente nella sua esistenza: la bistratta, l’abbindola, l’abbuffa di banana, e adesso Lana con la lingua lisa e la bocca imbottita biascica: Lex chi? Bob Mitchum si monta una mulatta in un malfamato night di negropoli. Porfirio Rubirosa ha piroettato la proboscide a un party per Bill Bendix. Rock “Roccia” Hudson predilige prenderlo e porgerlo con giovani garzoni giunchiformi: glieli procura, previa pecunia, una checca chic che fa il cameriere al Delorès Drive-In. Lenny Bruce denuncia drogati alla Divisione Narcotici”,<br />
E in questo mondo, Ellroy, ci pesca a piene mani. Nei suoi racconti le bambole sono bionde veneri vistose vestite da puttane come i manichini delle vetrine di Frederick’s di Hollywood. E anche le dive del calibro di Lana Turner non sono da meno. Racconta Ellroy come Johnny Stompanato, alias Johnny Valentine, ex guardia del corpo del gangster Mickey Cohen e famoso gigolò, strapazza sboccatamente Lana. Lana risponde per le rime. Sprizza disprezzo. Vomita vetriolo. Gela Johnny giocando sulle sue glorie di gigolò, lo pela sulla pochezza del suo penuncolo, lo irride per la sua incommensurabile ignoranza. Gli dà del manigoldo mezzo mafioso, sfruttore di finocchi, lenone di lesbiche e magnaccia di mignotte. Lo accusa di passare il suo patetico pistolino a quella lavandaia di Yolanda, di farle da pappa e prostituirla previo agghindarla in ghingheri con la sua gonna di Givenchy. Un delicato declamare, come lo chiama Ellroy, che distoglieva dalle delizie della colazione vicini come Dino De Laurentiis, John “il duca” Wayne, Walt Disney.<br />
Nella versione letterario-revisionista di Ellroy a far fuori Stompanato non è, come nella realtà, Cheryl Crane, la figlia quattordicenne di Lana Turner che lo sbudella per difendere la madre dall’ennesima aggressione, ma è Yolanda, quella della gonna Givenchy. Licenza letteraria.<br />
Nella serie dei ritratti di questo “Corpi da reato”, da non perdere è il capitolo dal titolo “L’assassinio di mia madre” che è l’aperitivo giornalistico da cui è, poi, nato il libro “I miei luoghi oscuri”, scritto in collaborazione con il detective Bill Stoner, uscito l’anno scorso in Italia, sempre da Bompiani.<br />
La storia della vita di Ellroy è un romanzo giallo legato indissolubilmente alla città degli angeli. “Los angeles è il luogo dove vai se vuoi diventare qualcun altro”, dice. Los Angeles è bella e spietata e, soprattutto è carica di un’energia che annienta e che fa passare a chiunque la voglia di interrogarsi sulla ragione che lo ha spinto a Los Angeles.<br />
Lui a Los Angeles c’è direttamente nato. La seccatura della migrazione se l’erano sobbarcata i suoi genitori. “Mio padre arrivò a Los Angeles a metà degli anni Trenta. Era alto, bello e dotato di un notevole bagaglio di stronzate. Si era guadagnato un paio di medaglie durante la Prima Guerra Mondiale e questo lo spingeva a vantarsi di eroismi inventati di sana pianta. Saltava addosso a qualunque donna glielo permettesse e quelle che non glielo permettevano le giudicava irrimediabilmente lesbiche. Rita Haywoerth lo ingaggiò come contabile nonchè, a detta di mio padre, come occasionale ma efficiente prodigatore di minchia.<br />
“Mia madre vince un concorso di bellezza organizzato dalla casa di cosmetici Elmo e nel dicembre del ’38 volò a Los Angeles per incassare il premio. Conobbe un coglione che non s’è mai capito se era o no l’ereda della fortuna degli Spalding degli articoli sportivi. Lo sposò e ne divorziò nel giro di qualche mese. Conobbe mio padre nel ’40 e perse la testa per quanto era bello e per il suo bagaglio di stronzate. Mio padre piantò la moglie e andò a vivere con mia madre. Si sposarono sette mesi prima della mia nascita.<br />
“Mi portavano al cinema e mi incitavano a leggere libri. Sono cresciuto all’epoca del film noir. Mio padre diceva che Rita Hayworth era ninfomane. Johnnie Ray era checca. Lizabeth Scott era lesbica. I musicisti jazz erano tutti dei tossici. L’Algiers Hotel era un rinomato scopatoio. Un nano carogna di nome Mickey Cohen controllava i racket di Los Angeles dalla sua cella nel penitenziario. In realtà Rin Tin Tin era femmina. In realtà Lassie era maschio. Los Angeles era un inferno fuligginoso. Un abitante su tre era guardone o ladro o omosessuale o truffatore o fiutamutande o prostituta o strafatto di ero o magnaccia. Gli altri due terzi della popolazione erano composti di culistretti che cercavano di resistere all’impulso di sbirciare, rubare, truffate, omosessuare, strafarsi, fiutare mutande.<br />
“A nove anni conobbi una versione concentrata di quanto sopra. La conobbi perché il 22 giugno 1958 qualcuno trucidò mia madre e riuscì a passarla liscia”.<br />
Un altro che è riuscito a passarla liscia è O.J.Simpson a cui Ellroy aveva dedicato un ritratto su GQ, scritto quando il processo contro l’ex star del football accusato di aver ucciso l’ex moglie e un presunto fidanzato di lei, era ancora in corso e fa parte di questa antologia con il titolo “Sesso, lusso e soldi”.<br />
L’analisi di Ellroy è lucida e spietata. Mentre la stampa dozzinale e le televisioni spazzatura si gettavano sul processo come iene affamate, lui scriveva: “In fondo il doppio omicidio Simpson/Goldman è un delitto dozzinale. Se togliete la celebrità del sospetto omicida e il fascino dell’ambiente dello spettacolo vi resterà un crimine improvvisato”. È un affresco rinascimentale la descrizione che Ellroy fa di O.J. Simpson, uno che ha sistematicamente e brutalmente pestato la moglie per tutti gli ultimi cinque anni della sua vita, dandole in cambio il privilegio di guidare una Ferrari.<br />
“Il caso O.J.Simpson è un gigantesco romanzo russo ambientato a Los Angeles”, scrive Ellroy. “La storia si svolge a Los Angeles perché è il miglior posto sulla faccia della terra dove farsi gonfiare le tette o l’uccello. Il sogno di O.J. Simpson era diventare bianco. Il sogno di Ron Goldman era diventare attore. A Nicole bastava quella celebrità di seconda mano che deriva dall’andare a letto con uomini famosi. Il rapporto fra Nicole e O.J. fu equivoco e collusivo sin dall’inizio. Lui prendeva  bordo l’esatto tipo di bionda mozzafiato su cui cinquant’anni di cultura popolare gli avevano insegnato a sbavare. Lei prendeva a bordo un bell’uomo famoso e ricco, per di più immaturo e quindi, secondo lei, facile da dominare. Entrambi si avviarono verso Hollywood. O.J. portò con sè Nicole e la fece diventare celebrità dipendente con lo stesso principio per cui i papponi fanno diventare droga-dipendente le loro puttane. La portò in un mondo dove lui era un cittadino di seconda classe. I suoi amici non avevano di meglio da offrirgli che ruoli marginali in filmetti comici di quart’ordione. Era impossibile fare di lui una star del cinema, non tanto per la gamma espressiva degna di una tartaruga, quanto perché a Hollywood la sua immagine era quella di leccaculo di potenti”.<br />
E anche la sua immagine durante il processo non è che fosse tanto diversa. “O.J. si è ficcato nel vicolo cieco dei vigliacchi, dice secco Ellroy, non ha cuore di cambiare vita e per togliersela ci vuole immaginazione: devi trovarti in uno stato di dolore talmente intollerabile da farti preferire qualunque cosa alla sofferenza. E per fare questo lui non ha le palle&#8221;.</p>
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