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Michael Crichton: «Com’è divertente uccidere le spie nemiche»

19 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Interviste, Libri, Storie

È da poco in libreria Pirate Latitudes, l’isola dei pirati, il romanzo postumo di Michael Crichton – l’autore di best seller come Congo, Andromeda, Jurassic Park – rinvenuto nel computer dello scrittore morto nel novembre del 2008. La storia, pubblicata in Italia da Garzanti, è ambientata nei Caraibi del secolo XVI e narra del complotto tra il governatore della Giamaica e un pirata, Hunter, per rapinare il tesoro di un galeone spagnolo.

L'isola dei pirati è il romanzo postumo di Michael Crichton pubblicato in Italia da Garzanti

Conoscevo Michael Crichton. L’avevo incontrato più di una volta all’epoca in cui abitavo a Los Angeles: stavamo neanche troppo distanti: lui a Santa Monica, io a Pacific Palisades. Quello che segue è la cronaca di un’intervista e il ritratto di uno dei più grandi scrittori contemporanei mancato troppo presto.

Innanzi tutto il nome. Si scrive Crichton, si pronuncia Craiton. Un’eccezione fonetica. Poi l’altezza. Io sono alto un metro e ottantotto, ma quando parlo con lui devo alzare la testa al cielo: saremo nell’ordine dei due metri e dieci buoni. Per fortuna ci mettiamo seduti e ci livelliamo ad un’altezza intermedia. Poi il modo di parlare: fai una domanda e ti risponde il silenzio, al silenzio ti subentra l’imbarazzo, ti schiarisci la gola e tenti con un’altra domanda, ma non fai in tempo a formularla che lui risponde a quella di prima; capito il ritmo ti adegui, ma le palpitazioni restano alte e ad ogni domanda ti chiedi: dio mio, risponderà o non risponderà? Poi c’è la sua passione per i computer che risale agli albori dell’elettronica. Alla fine dell’intervista, tanto per fare due chiacchiere, butto lì se aveva visto l’ultimo modello di un certo tipo di microportatile, dice: no, chi lo vende? Un certo importatore dalle parti di Beverly Hills, dico io. Andiamo, dice lui. Mi carica sulla sua Cadillac coupe dove le ginocchia gli arrivano in bocca. Sicuro che non vogliamo prendere la mia Jeep? si sta più comodi. Sicuro. Attraversiamo Los Angeles, da Santa Monica a Beverly Hills. Io prego solo che l’importatore abbia un esemplare di quel computer da fargli vedere: avevo letto la notizia su un giornale specializzato, ma non avevo approfondito. Arriviamo, lo riconoscono – difficile non riconoscerlo – per fortuna hanno un esemplare del palmare in questione, lui ci smanetta sopra un po’, poi, scuotendo la testa, dice: tastiera troppo piccola e esce. Io faccio dei sorrisi di convenienza ai commessi perplessi e lo seguo.

michaelcrichton

Michael Crichton è anche ER. Non solo, ovviamente. È anche Jurassic Park, Congo, Sol Levante, Andromeda, Sfera, è l’autore dei più grossi best-seller degli ultimi vent’anni. Nel 1994 qualcuno aveva calcolato che il contacopie delle sue vendite aveva, allora, superato quota cento milioni. Poi nessuno ha più tenuto il conto. Crichton è, comunque, uno scrittore anomalo ed eclettico, nel senso che a differenza dei suoi colleghi Turow, Clancy o Grisham, reclusi nell’orto della scrittura, non si dedica solo ed esclusivamente ai libri, ma fa altre  mille cose: dirige film, inventa soggetti cinematografici e televisivi, scrive dottissimi articoli di scienza del computer, sceneggiature per serie televisive, come ER, appunto, abbreviazione che sta per Emergency Room. Anche in Italia si è preferito tenere la dizione inglese perchè altrimenti avremmo dovuto chiamarla PS, Pronto Soccorso, e si sarebbe potuto equivocare con Pubblica Sicurezza o Post Scriptum.

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Le Cine sono tante

17 dicembre, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli

Le Cine sono tante: c’è quella di Pechino e c’è quella di Taiwan; c’è la Cina comunista e la Cina capitalista; c’è la Cina emergente di Shenzen e c’è la Cina di Hong Kong. C’è persino una Cina americana, ben adagiata nella baia di San Francisco, che è, poi, la più vecchia comunità cinese ospitata sul territorio americano e anche la più numerosa con, ufficialmente, 8500 residenti.

La storia d’amore e di emigrazione fra la Cina e l’America era cominciata intorno al 1840. Dapprima era solo per sfuggire alla carestia, poi per mettersi al riparo dalla guerra dell’oppio che insanguinava la madrepatria. Fin quando queste avanguardie scoprirono che il nuovo continente era affamato di manodopera fresca che contribuisse alla messa in opera della propria spina dorsale ferroviaria. E fu così che San Francisco divenne il porto di sbarco di frotte di cinesi diseredati desiderosi di ripagare con il proprio lavoro il paese che li ospitava. Nello stesso tempo San Francisco divenne il luogo dove affondare e ricostruire le proprie radici etniche.

L'ingresso a Chinatown, San Francisco

L’area occupata dai nuovi immigrati divenne ben presto affollata e stipata né più né meno come le periferie delle città cinesi che si erano lasciate alle spalle. Quella che è oggi Grant Avenue, la strada principale di accesso a Chinatown, un bazar di straripante di souvenir cinesi, allora si chiamava Dupont Street ed era pattuggliata dai membri delle tong, le sette segrete formatesi intorno al 1870/80, dapprima per combattere le ondate di razzismo anticinese, poi trasformatesi in una vera e propria mafia dedita allo spaccio di oppio, al controllo della prostituzione, del gioco di azzardo e delle solite attività più o meno criminali.

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California: irresistibilmente acqua

18 luglio, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Storie

Esther Williams

Il magnate e la sirena
William Rundolph Hearst, il dispotico magnate californiano della stampa ritratto da Orson Welles in Quarto potere, aveva un’ossessione particolare per le piscine. La sua preferita, la Neptune Pool, una sorta di mausoleo circondato d’acqua, si trova nel suo castello-residenza di San Simeon, sulla costa della California a metà strada fra San Francisco e Los Angeles. A provarne l’agibilità Hearst chiamò il campione olimpionico di nuoto Johnny Weissmuller, il più famoso Tarzan cinematografico e Esther Williams (nella foto) asso del nuoto sincronizzato e attrice la cui fama era legata a colossal cinematografici acquatici. La Williams si tuffò nei 345.000 galloni d’acqua e quando ne uscì commentò che era troppo piccola per le sue performance atletiche. Senza battere ciglio Hearst dette ordine di ampliare la piscina.

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Il dipinto segreto di Leonardo (il vero Codice da Vinci) e il suo scopritore

14 maggio, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Biografia, Interviste, Storie, Video

L'ingegner Maurizio Seracini analizza gli affreschi di Vasari nel Salone dei 500 in Palazzo Vecchio a Firenze, courtesy Laila Pozzo

Il segreto di Leonardo sta in un’intercapedine scoperta da uno scienziato italiano dell’Università di California nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze. Si tratta della Battaglia di Anghiari, il celebre murale di Leonardo scomparso 500 anni fa. Riportare alla luce l’affresco di Leonardo è un compito arduo (da un punto di vista tecnico e ancor più da un punto di vista burocratico) che si è dato, sin dagli anni Settanta, uno scienziato italiano, l’ingegner Maurizio Seracini, direttore di CISA3 (Centro di scienze interdisciplinari per le arti, l’architettura e l’archeologia dell’Università di California a San Diego). Come? Scopriamolo insieme a lui in questa intervista esclusiva, seguita dal video di una sua conferenza tenuta a UCSD su questa incredibile ricerca.

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Architettura e cinema

27 aprile, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Interviste, Libri

Courtesy Julius Shulman, Case Study House no. 22, architect Pierre Koenig, 1960

La California si sogna. La California si vive. La prima grazie all’industria dell’illusione per eccellenza: il cinema; la seconda attraverso un’arte solida e concreta: l’architettura.
Hollywood fu inventata da una manciata di europei che si trasferirono in California agli inizi del secolo scorso: si chiamavano Zukor, Goldwyn, Lang, Lubitsch, Stroheim, così come europei erano anche gli architetti che intorno alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, si trasferirono sulle sponde del Pacifico e che con le loro opere finiranno col definire il concetto di “stile di vita californiano” come lo conosciamo noi oggi. L’architettura modernista capitanata da Walter Gropius, il fondatore del Bauhaus, la scuola che più segnerà la cultura occidentale della prima metà del secolo scorso troverà infatti un fertile terreno di diffusione in California, il laboratorio ideale dove poter tentare esperimenti sociali, economici, artistici che spesso, da nessuna altra parte al mondo, potrebbero avere una possibilità di sopravvivenza, tanto meno di sviluppo. Continua a leggere »

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Manzanar

5 aprile, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Articoli, Storie

Il campo d'internamento di Manzanar. Foto di Ansel Adams

La temperatura oggi oscilla fra i 45 e i 48 gradi centigradi. Il traffico sulla statale 395, a est dell’altipiano della Sierra Nevada, nella California orientale, contea di Inyo, è praticamente inesistente: solo  locali e qualche turista che cerca refrigerio più a nord, a Mammoth Lake. Del campo di internamento di Manzanar, dichiarato monumento nazionale, rimane una lapide, il bunker d’ingresso e un paio di altre costruzioni in pietra a forma di pagoda. Il resto è deserto. Nessuno si ferma qui. È troppo imbarazzante. Il campo fu costruito cinquant’anni fa, all’indomani dello scoppio della guerra fra Stati Uniti e Giappone, per internare chiunque lungo la costa dal Canada al Messico, avesse gli occhi a mandorla – americano o non americano. Manzanar era costituito da 504 baracche che, alla fine di ottobre del 1942, avrebbero ospitato 10.271 cosiddetti “sfollati”. Il calvario degli americani di origine giapponese era cominciato, ufficialmente, il 19 febbraio 1942, due mesi e mezzo dopo l’attacco di Pearl Harbour, quando il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, firmò la circolare 9066 che ordinava, per necessità militare, l’internamento indiscriminato di tutti i “Japs” abitanti negli Stati prospicenti il Pacifico. Il fatto che molti di loro fossero ormai americani di seconda e terza generazione passò deliberatamente inosservato.  Continua a leggere »

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Il raid aereo di Los Angeles, 1942

24 marzo, 2009 | Commenta | Scritto da claudio | Categoria: Storie, Video


Los Angeles Air Raid of 1942 from Boulos Studios on Vimeo.

La notte del 24 febbraio 1942, tre mesi dopo l’attacco giapponese alla base navale americana di Pearl Harbour sull’isola di O’ahu nell’arcipelago delle Hawaii, un oggetto volante non identificato solcava il cielo di Los Angeles: si trattava di un aereo giapponese in ricognizione, di un pallone aerostatico, o magari, come immaginato da molti, era un UFO? Molto probabilmente non sapremo mai la verità su questo mistero. Comunque sia, anche quest’anno (28 febbraio 2009) gli amici del museo di Fort MacArthur si sono riuniti per ricordare l’evento e ricreare l’atmosfera di quella famosa sera.

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