Michael Crichton: «Com’è divertente uccidere le spie nemiche»
È da poco in libreria Pirate Latitudes, l’isola dei pirati, il romanzo postumo di Michael Crichton – l’autore di best seller come Congo, Andromeda, Jurassic Park – rinvenuto nel computer dello scrittore morto nel novembre del 2008. La storia, pubblicata in Italia da Garzanti, è ambientata nei Caraibi del secolo XVI e narra del complotto tra il governatore della Giamaica e un pirata, Hunter, per rapinare il tesoro di un galeone spagnolo.

Conoscevo Michael Crichton. L’avevo incontrato più di una volta all’epoca in cui abitavo a Los Angeles: stavamo neanche troppo distanti: lui a Santa Monica, io a Pacific Palisades. Quello che segue è la cronaca di un’intervista e il ritratto di uno dei più grandi scrittori contemporanei mancato troppo presto.
Innanzi tutto il nome. Si scrive Crichton, si pronuncia Craiton. Un’eccezione fonetica. Poi l’altezza. Io sono alto un metro e ottantotto, ma quando parlo con lui devo alzare la testa al cielo: saremo nell’ordine dei due metri e dieci buoni. Per fortuna ci mettiamo seduti e ci livelliamo ad un’altezza intermedia. Poi il modo di parlare: fai una domanda e ti risponde il silenzio, al silenzio ti subentra l’imbarazzo, ti schiarisci la gola e tenti con un’altra domanda, ma non fai in tempo a formularla che lui risponde a quella di prima; capito il ritmo ti adegui, ma le palpitazioni restano alte e ad ogni domanda ti chiedi: dio mio, risponderà o non risponderà? Poi c’è la sua passione per i computer che risale agli albori dell’elettronica. Alla fine dell’intervista, tanto per fare due chiacchiere, butto lì se aveva visto l’ultimo modello di un certo tipo di microportatile, dice: no, chi lo vende? Un certo importatore dalle parti di Beverly Hills, dico io. Andiamo, dice lui. Mi carica sulla sua Cadillac coupe dove le ginocchia gli arrivano in bocca. Sicuro che non vogliamo prendere la mia Jeep? si sta più comodi. Sicuro. Attraversiamo Los Angeles, da Santa Monica a Beverly Hills. Io prego solo che l’importatore abbia un esemplare di quel computer da fargli vedere: avevo letto la notizia su un giornale specializzato, ma non avevo approfondito. Arriviamo, lo riconoscono – difficile non riconoscerlo – per fortuna hanno un esemplare del palmare in questione, lui ci smanetta sopra un po’, poi, scuotendo la testa, dice: tastiera troppo piccola e esce. Io faccio dei sorrisi di convenienza ai commessi perplessi e lo seguo.

Michael Crichton è anche ER. Non solo, ovviamente. È anche Jurassic Park, Congo, Sol Levante, Andromeda, Sfera, è l’autore dei più grossi best-seller degli ultimi vent’anni. Nel 1994 qualcuno aveva calcolato che il contacopie delle sue vendite aveva, allora, superato quota cento milioni. Poi nessuno ha più tenuto il conto. Crichton è, comunque, uno scrittore anomalo ed eclettico, nel senso che a differenza dei suoi colleghi Turow, Clancy o Grisham, reclusi nell’orto della scrittura, non si dedica solo ed esclusivamente ai libri, ma fa altre mille cose: dirige film, inventa soggetti cinematografici e televisivi, scrive dottissimi articoli di scienza del computer, sceneggiature per serie televisive, come ER, appunto, abbreviazione che sta per Emergency Room. Anche in Italia si è preferito tenere la dizione inglese perchè altrimenti avremmo dovuto chiamarla PS, Pronto Soccorso, e si sarebbe potuto equivocare con Pubblica Sicurezza o Post Scriptum.
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