California: irresistibilmente acqua

Il magnate e la sirena
William Rundolph Hearst, il dispotico magnate californiano della stampa ritratto da Orson Welles in Quarto potere, aveva un’ossessione particolare per le piscine. La sua preferita, la Neptune Pool, una sorta di mausoleo circondato d’acqua, si trova nel suo castello-residenza di San Simeon, sulla costa della California a metà strada fra San Francisco e Los Angeles. A provarne l’agibilità Hearst chiamò il campione olimpionico di nuoto Johnny Weissmuller, il più famoso Tarzan cinematografico e Esther Williams (nella foto) asso del nuoto sincronizzato e attrice la cui fama era legata a colossal cinematografici acquatici. La Williams si tuffò nei 345.000 galloni d’acqua e quando ne uscì commentò che era troppo piccola per le sue performance atletiche. Senza battere ciglio Hearst dette ordine di ampliare la piscina.

La grande rapina dell’acqua
Non è un effetto cinematografico. Le spettacolari torri di tufo di Mono Lake, il lago salato al limite orientale della Sierra Nevada, non sono emerse naturalmente ma per effetto del prosciugamento delle acque che, incanalate in un acquedotto, servono a far vivere Los Angeles e, indirettamente, Hollywood. Negli anni Novanta, un’imponente mobilitazione per la tutela del lago capitanata dai divi più famosi e maggiormente consapevoli delle responsabilità di Hollywood, ha spinto lo stato della California a emanare un decreto per la conservazione di Mono Lake e la protezione dell’ecosistema circostante con la conseguente riduzione della quantità d’acqua da prelevare dai suoi affluenti, primo fra tutti il Colorado River. Questa volta sono i gabbiani a ringraziare Hollywood.

Quando un fiasco diventa un successo
Caso emblematico è il film di Kevin Costner Waterworld che costò ben 175 milioni di dollari. Il film fu stroncato dalla critica e non ebbe il successo di pubblico che ci si aspettava: il ricavo della vendita dei biglietti ai botteghini coprì solo la metà dei costi di produzione. Ma agli Universal Studios hanno avuto un’idea brillante: trasformare il film in uno spettacolo per turisti riproducendo i set e gli stessi effetti speciali e pirotecnici proposti nel film. Dopo tutto, deve aver pensato qualche ragioniere degli Studios, le esplosioni delle bombe fanno molto più effetto vissute dal vero che viste su uno schermo cinematografico. E ha avuto ragione.

Irresistibilmente acqua
Il numero di film dove le piscine hanno una parte importante è sterminato. L’acqua è una calamita irresistibile per Hollywood, ma non è solo sullo schermo che proliferano le piscine. Nella California del sud sono uno status symbol irresistibile; nell’enclave dei ricchi e famosi di Bel Air c’è chi si fa costruire una piscina astrologica come questa accanto. Tanto per avere un’idea della proporzione del fenomeno basti pensare che negli anni Cinquanta nella sola Los Angeles si contavano oltre un milione di piscine, più che nel resto degli Stati Uniti messi insieme. Oggi la stessa area ha la più alta densità di piscine al mondo. Insomma tutti d’accordo con Dick Powell che in Hollywood Hotel sospirava: “Hollywood? Che vita stupenda saltellare dentro e fuori dalle piscine!”

La divisione delle acque
Alcuni studiosi della Bibbia hanno tentato di spiegare scientificamente l’episodio nel Libro dell’Esodo (cap. 14) che racconta di come Mosè “stese le braccia sul mare e Dio alzò un vento da est che provocò l’apertura delle acque e la formazione di un passaggio attraverso di esse”. Tale passaggio permise agli ebrei di fuggire dall’Egitto. Secondo questi studi il termine ebraico “Yam Sulph” tradizionalmente tradotto “Mar Rosso”, in realtà significherebbe “Mare dei Canneti” e si riferirebbe ad una zona paludosa che si trovava vicino all’odierno Canale di Suez. Quando il vento soffiava forte, il “Mare dei Canneti”, in certi punti, poteva essere facilmente attraversato. Gli ingegneri di Hollywood nel film I dieci comandamenti si sono inventati un modo più ingegnoso per dividere le acque del Mar Rosso. Utilizzando delle semplici chiuse (forse ispirati dal Canale di Suez) sono riusciti a realizzare il miracolo. La divisione delle acque è oggi riprodotta giornalmente per il divertimento dei turisti degli Universal Studios.

A fianco del mare e al confine con il deserto
“Signori, oggi possiamo uscire di casa, girare a destra, salire in tram e in 25 minuti finire dritti a ridosso dell’oceano nel quale possiamo nuotare, pescare e navigare. Ma dello stesso oceano non possiamo bere l’acqua, né usarne per bagnare i nostri prati e irrigare i nostri aranceti. Ricordate – viviamo di fianco al mare ma anche al confine con il deserto. Los Angeles è una comunità del deserto. Dietro ad ogni costruzione e ad ogni strada c’è il deserto. Senza l’acqua la polvere si alzerebbe e ricoprirebbe tutto come se nulla fosse mai esistito”.
Da Chinatown di Roman Polanski, 1974