Edward Weston e la disputa sui piselli

La disputa sui piselli fu fatale. La decennale storia d’amore fra Charis Wilson, modella, amante e moglie di Edward Weston (1886-1958), uno dei maestri della fotografia americana della prima metà del secolo, stava scivolando su chi doveva avere credito della crescita di piselli, appunto, ma anche dei cavoli di Bruxelles, dei broccoli e persino della lattuga.
Tutta colpa del bombardamento giapponese su Pearl Harbor che aveva costretto gli americani a entrare in guerra e a trasformare i loro giardini in “orti per la vittoria”. Quello della coppia, nella casa di Wildcat Hill, nei pressi di Carmel, nella California del nord, era gestito con amore da Charis. Fin quando, senza una ragione specifica, Edward, in lettere e conversazioni con gli amici, prese a riferirsi all’orto come al “suo orto”. E a Charis questo non piacque per niente, come non le piacque per niente che Edward si fosse portata a letto una giovane ammiratrice durante un fine settimana in cui Charis era andata a campeggiare con le amiche. Anche se, al suo rientro, Edward la informò spontaneamente che, sì, avevano fatto sesso, ma che era stato decisamente insoddisfacente.
Charis – autrice della biografia “Through another lens”, attraverso un’altra lente, che ripercorre i suoi anni con Edward Weston – aveva percepito nella ragazza lo stesso interesse che aveva mosso lei, undici anni prima, ad accalappiare o, forse, a lasciarsi accalappiare da Weston. Certo è che il Maestro, nella sua ultima annotazione nel diario che teneva irregolarmente, scriveva: “Charis sarà ricordata come il più grande amore della mia vita”.
Charis e Edward si erano incontrati a un concerto a Carmel, allora ancora un villaggio abitato prevalentemente da artisti. Lei non era neanche maggiorenne. Il fotografo chiese di esserle presentato. Nel suo diario la descriverà come “bella, dal corpo finemente proporzionato, una faccia intelligente spruzzata di efelidi, occhi azzurri, capelli castano dorati lunghi fino alle spalle”. Qualche tempo più tardi un’amica scriverà a Weston di avere finalmente trovato una modella adatta a lui e che avrebbe dovuto assolutamente incontrarla. Ironia, la modella si rivelò essere Charis.
“I primi nudi di Charis”, annoterà Weston “furono i migliori che abbia mai fatto”. Fu durante la produzione della seconda serie che, fra i due, scattò la scintilla. “Gli occhi non mentono e lei non indossava alcuna maschera. Io mi persi nei suoi occhi”. Era il 22 aprile 1934. Charis, dal canto suo, scriverà: “In quel momento scoprii che la mia non era un’infatuazione a senso unico”.
Il problema era come chiamare il Maestro. Per certi amici era Eduardo. Per altri era Eddie. Solo una ristretta cerchia lo chiamava Ed. Per Charis fu sempre Edward. I loro primi incontri furono di tipo clandestino, vuoi per la giovane età della ragazza, vuoi perchè Weston era ancora sposato con Flora Chandler che gli aveva dato quattro figli e già si era spupazzata la storia fra il Grande Fotografo e l’attivista politica Tina Modotti. E ora era la volta di questa ragazzina acqua e sapone. Flora sapeva che poteva fare ben poco per salvare il suo matrimonio, ma poteva inventarsi azioni di guerriglia, come quella sera che Weston annunciò che avrebbe passato la notte allo studio e lei, prima, gli preparò un’amorevole cena letteralmente imbottita d’aglio, tanto che neanche uno sciacallo affamato avrebbe potuto stargli vicino per il tanfo che emanava dalla pelle.
Erano anni di depressione, quelli, depressione economica che attanagliava tutta l’America e che si rispecchiava anche nella routine domestica della coppia Weston-Wilson, una volta stabilitasi insieme. I pranzi e le cene erano pentoloni di stufato che, una volta cotto, durava giorni e giorni. Il vino e gli alcolici apparivano solo nelle feste comandate e Weston era diventato abilissimo a far durare ore mezzo bicchiere di vino. Gli abiti erano di stoffe solide e durature come velluto o jeans. Spesso si effettuavano scambi in natura: dieci litri di olio d’oliva valevano un ritratto fotografico.
A proposito di ritratti: la vita professionale di Weston non fu proprio facile. All’epoca era prassi comune ritoccare le foto, soprattutto i ritratti, cancellando i difetti più evidenti del soggetto. Il fatto era che, invece, Weston predicava immagini che raccontassero la verità, rigorosamente non ritoccate. Per questo suo “credo” artistico si era giocato un bel pò di occasioni, come il ritratto di Gary Cooper e Rocky, la moglie. Rocky ne aveva sempre una che non andava: prima erano gli occhi, poi il naso, poi le mani, poi le linee del vestito. Weston offrì una seconda sessione fotografica. Questa andò peggio della prima. E le foto finirono nel cestino. Andò meglio con James Cagney, ma erano eccezioni.
Era per questa incomprensione artistica che Weston preferiva fotografare la gente comune, i paesaggi, le nature morte piuttosto che le cosiddette celebrità che avevano sempre poco tempo a disposizione e erano sempre pronti alle bizze. Prendi Stravinsky che gli aveva dato appuntamento a casa sua, a Hollywood, minuti prima di dover andare a provare con l’orchestra. A Weston non rimase che metterlo davanti alla porta aperta del garage, in piena luce, e usare un’esposizione veloce per eliminare lo sfondo facendolo diventare una macchia nera indistinta. Uno scatto e via. Da allora, nei suoi ritratti, usò spesso la “tecnica garage”.
La sessione fotografica peggiore? Quella con lo scrittore Dashiell Hammett reduce dalle fatiche letterarie del detective Sam Spade nel “Falco maltese”. È pomeriggio avanzato. Hammett dorme perchè ha bevuto troppo a pranzo. Weston prepara il set in terrazza. Arriva Hammett con la faccia gonfia di quello che ha dormito troppo o troppo poco. Si mette in posa, ma è chiaro che non è il caso. Meglio soprassedere. Mentre Weston smonta il set, Hammet lo invita a cena. Perchè no. Appena tutti sono seduti intorno alla tavola, Hammett si scusa e si allontana. Mezz’ora dopo non si è ancora rivisto. Cominciano le ricerche. In casa non c’è. È in giardino svenuto su un aiola di fiori ai piedi di un fico. Lo trasportano a letto, completamente infangato. Agli ospiti, imbarazzati, vengono offerti dolce e caffè. Al liquore riappare Hammett. Qualcosa da mangiare? No, solo alcol. Scola il primo bicchiere e lo scaraventa contro il camino. Bicchiere un mille pezzi. Secondo bicchiere, stessa scena. A questo punto Weston decide che è il caso di togliere il disturbo e addio ritratto.
Il sodalizio, la storia d’amore, il matrimonio con Charis sarà il periodo artisticamente più fertile per Edward Weston. Saranno gli anni – tra il 1937 e il ‘39 – del lavoro per la fondazione Guggenheim che porterà alla creazione del libro “California e l’ovest”, una pietra miliare nella storia della fotografia contemporanea. Praticamente per la prima e unica volta nella sua carriera, Weston sarà libero da vincoli commerciali e potrà dedicarsi alla sua vera passione, i paesaggi. Con Charis viaggerà attraverso le strade meno conosciute e trafficate della California, del Nevada, Arizona, Nuovo Messico, Oregon e dello stato di Washington. Produrrà 1400 negativi, un quarto di tutti quelli realizzati nell’intera carriera. Accompagnata, fra l’altro, da una fibra fisica invidiabile, tenuto conto delle condizioni precarie in cui all’epoca ci si muoveva, niente roulotte attrezzate, aria condizionata, materassini, sedie, tavolini o frigo-bar. Anche il materiale fotografico sensibile, a quell’epoca, doveva essere resistente visto che veniva portato in giro, per mesi, con temperature oscillanti fra il polare, in montagna d’inverno, e l’africano, nei deserti d’estate.
Charis sarà per Weston musa e assistente, modella e biografa, ma soprattutto autista, perchè, come lei scoprì da subito, quando si conobbero, che Weston non guidava. Perchè? gli aveva chiesto. Perchè per anni non aveva potuto permettersi di comprare un’auto e quando era arrivato il momento, aveva quattro figli che potevano farlo per lui e scarrozzarlo a piacimento.
L’arrivo della guerra, poi, cambierà molte cose nella vita di milioni di persone. Anche in quella della coppia Weston-Wilson. Lei si iscriverà volontaria per il servizio avvistamento aereo e cercherà di aiutare lo sforzo bellico del Paese inscatolando sardine, ma sarà così scoordinata nell’infilare il pesce nelle scatolette che, per il bene della Patria, le chiederanno di stare a casa.
Se per Charis il problema del loro rapporto risaliva all’orto di guerra, per Weston era colpa proprio di quel volontariato che teneva Charis lontana da lui. Alla fine il silenzio cadde su entrambi. Il passo successivo – la separazione – era inevitabile. A rendere ancora più straziante gli addii, il fatto che, di lì a poco, a Weston i medici diagnosticassero il morbo di Parkinson. Morì, anni più tardi, a Wildcat Hill, di mattina presto. Si era alzato per godersi l’alba. La sua ora giunse senza preavviso
