Voglio fare l’americano
Questo voleva essere un libro sul modo di essere “americani” in Italia. La colonna sonora di questo progetto – se mai un libro possa averne una – doveva essere (è) Tu vuo’ fa’ l’americano di Renato Carosone (vedi link You Tube). Era persino già pronta una prefazione d’eccellenza, scritta, all’epoca, sulla base di questo materiale, da Omar Calabrese – semiologo di fama, docente all’Universtà di Siena. Il fatto è che, giunto a un certo punto delle ricerche e di una prima stesura, l’americano sono andato a farlo veramente. Nel senso che il giornale (Max) per cui lavoravo all’epoca (era la seconda metà degli anni Ottanta) mi inviò come corrispondente dagli Stati Uniti con sede a Los Angeles, California. Lì rimasi per quasi dieci anni. E il progetto del libro rimase in un cassetto. Fino ad oggi, maggio del 2009. O meglio rimase su floppy disk da 5 pollici e 1/4. Già, perché i primi capitoli erano stati scritti su uno storico Olivetti M24 (il primo computer della casa d’Ivrea compatibile con il sistema MS-DOS. Aveva un hard-disk da “ben” 20 Mb, un processore Intel 8086 a 8 Mhz e 16 bit e costava l’iperbolica cifra di sei milioni di lire). Col tempo i floppy da 5 pollici e 1/4 divennero i più piccoli floppy da 3 e 1/2, poi divennero Zip (Iomega), poi i file finirono nella memoria fissa del primo Power Mac (8100) e via via sono giunti nella memoria del mio attuale Mac. Il fatto è che, all’epoca, i testi erano stati elaborati con un rudimentale programma di scrittura, il WordStar 3.0 che allora era lo standard internazionale riconosciuto. Col tempo riuscire a leggere i file è stato sempre più difficile perché i nuovi programmi erano sempre meno compatibili con quelle prime avanguardie digitali. Fin quando, con santa pazienza, ho deciso di “restaurarli” e pubblicare in rete i cinque capitoli, a futura memoria.
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