Joe Kennedy: l’immagine è realtà
A scoprire l’importanza dell’immagine e la forza politica dei mezzi di comunicazione di massa fu per primo Joseph P. Kennedy, il padre del presidente degli Stati Uniti assassinato a Dallas. Una recente biografia (Joseph P. Kennedy presents. His Hollywood years, editore Knopf) ne rivela il carattere visionario e astuto. Un uomo per cui niente contava nella vita se non il proprio tornaconto.
Prima di Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch c’era Joseph Patrick Kennedy. Ad affermare per primo che «l’immagine è realtà» non è stato, come si potrebbe credere, il patron di Mediaset e dintorni o il mega magnate australiano di News Corporation, bensì proprio quel Joseph, capostipite della dinastia Kennedy, padre di un presidente degli Stati Uniti (John, ucciso a Dallas, Texas), di due senatori (Robert e Edward) e nonno di una mancata senatrice (Caroline, la figlia di John, che ha rinunciato a ereditare il feudo nuovaiorchese che era stato di suo zio Robert e recentemente lasciato libero da Hillary Clinton salita a più alti incarichi governativi).

L’interesse di Joseph (“Joe”) Kennedy per la nascente industria cinematografica risale al 1919, al tempo in cui, per conto della banca per cui lavorava, aveva scoperto che quel business poteva trasformarsi, con un’oculata gestione, in una miniera d’oro. La televisione non era stata ancora inventata e la Hollywood dei film muti muoveva i suoi primi incerti passi in un panorama sociale appannaggio di emigrati ebrei tedeschi della diaspora: Carl Laemmle, Louis B. Mayer, Marcus Loew, Adolph Zuckor.
Joe Kennedy piantò tutto e si buttò anima e corpo nell’avventura che la maggior parte dei suoi colleghi banchieri guardava dall’alto in basso senza prenderla sul serio: troppa improvvisazione, troppa mancanza di regole. Ma era proprio questo vuoto normativo che affascinava Kennedy. Certo era che prima di allora nessuno era mai sbarcato a Hollywood proveniente nientemeno che da Wall Street. La sorpresa di tutti fu riassunta dall’uscita di Marcus Loew, futuro magnate della MGM: «Un banchiere? E dire che pensavo che questo mestiere fosse roba da pellai».
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