Le Cine sono tante
Le Cine sono tante: c’è quella di Pechino e c’è quella di Taiwan; c’è la Cina comunista e la Cina capitalista; c’è la Cina emergente di Shenzen e c’è la Cina di Hong Kong. C’è persino una Cina americana, ben adagiata nella baia di San Francisco, che è, poi, la più vecchia comunità cinese ospitata sul territorio americano e anche la più numerosa con, ufficialmente, 8500 residenti.
La storia d’amore e di emigrazione fra la Cina e l’America era cominciata intorno al 1840. Dapprima era solo per sfuggire alla carestia, poi per mettersi al riparo dalla guerra dell’oppio che insanguinava la madrepatria. Fin quando queste avanguardie scoprirono che il nuovo continente era affamato di manodopera fresca che contribuisse alla messa in opera della propria spina dorsale ferroviaria. E fu così che San Francisco divenne il porto di sbarco di frotte di cinesi diseredati desiderosi di ripagare con il proprio lavoro il paese che li ospitava. Nello stesso tempo San Francisco divenne il luogo dove affondare e ricostruire le proprie radici etniche.

L’area occupata dai nuovi immigrati divenne ben presto affollata e stipata né più né meno come le periferie delle città cinesi che si erano lasciate alle spalle. Quella che è oggi Grant Avenue, la strada principale di accesso a Chinatown, un bazar di straripante di souvenir cinesi, allora si chiamava Dupont Street ed era pattuggliata dai membri delle tong, le sette segrete formatesi intorno al 1870/80, dapprima per combattere le ondate di razzismo anticinese, poi trasformatesi in una vera e propria mafia dedita allo spaccio di oppio, al controllo della prostituzione, del gioco di azzardo e delle solite attività più o meno criminali.
Oggi, come allora, Grant Avenue sbuca su Portsmouth Square, il cuore pulsante di Chinatown, il primo storico insediamento cinese, all’epoca conosciuto come Little Canton, ma anche luogo significativo della storia civile americana perché questa era l’area dove, all’epoca dell’occupazione messicana, sorgeva il villaggio di Yerba Buena che fu conquistato e annesso agli Stati Uniti nel 1846 e da dove, due anni più tardi Sam Brannam, direttore e proprietario del primo giornale californiano, il California Star, annunciò la scoperta dell’oro dando così il via alla frenetica conquista dell’ovest.
Nel 1850, a San Francisco, erano censiti 787 cinesi. Due anni più tardi erano 20.025. Oggi come allora a Chinatown è fiorente l’industria della farmacopea stabilita dai primi emigranti a causa della mancanza di personale medico. Visitare uno di questi locali è un’esperienza da non mancare anche per il turista frettoloso e occasionale.
Per chi fosse interessato ad approfondire la storia dell’emigrazione cinese in America si consiglia una visita al locale Chinese Historical Society Museum che si trova al 965 Clay Street. Non erano tempi facili, quelli. Scendete per Wentworth Alley e siete nella strada che un secolo fa era nota come Salted Fish Alley, il vicolo del pesce salato, dove – vista la mancanza di frigoriferi – si salava il pesce e lo si metteva a seccare sui tetti dei palazzi, così come le uova venivano conservate sotto sale per più di 40 giorni.
Chinatown è un set cinematografico naturale e non è un caso che qui siano stati girati tutti i film di Charlie Chan, ma è stato girato anche l’omonimo Chinatown di Roman Polanski con Jack Nicholson e Faye Dunaway. Il quartiere fa poi da sfondo regolare ai romanzi di Amy Tan ed è stato il set di un violentissimo episodio della serie X-Files
La Chinatown che vedete oggi è, comunque, un’invenzione scenica pura e semplice. Già, perché le costruzioni “cinesi” del quartiere furono disegnate e costruite da architetti non cinesi dopo la terribile distruzione del terremoto e del conseguente incendio del 1906. Un uomo d’affari locale, tale Look Tin Eli, assunse architetti americani per ricostruire i palazzi come se fossero pagode fantasmagoriche come gli europei immaginavano che fossero i palazzi dove abitavano i cinesi. In pratica la Chinatown di oggi fu ricostruita come se fosse stata una Disneyland avanti lettera.